venerdì, agosto 31, 2012

Shakyamuni solleva un fiore

Koan.Tanto tempo fa, quando Colui che è Onorato Universalmente era sul Monte per un Discorso, egli sollevò un fiore davanti all'assemblea. Davanti a ciò tutti rimasero in silenzio. Solo il venerabile Kasho ruppe in un sorriso. Colui che è Onorato Universalmente disse: "Io ho il Vero Dharma che pervade tutto, il Nirvana incomparabile, lo squisito insegnamento della forma senza forma. Non si basa su lettere e si trasmette senza scritture. Io ora lo passo a Maha Kasho".Poema di Mumon. Un fiore è sollevato e il segreto è stato rivelato. Kasho rompe in un sorriso, l'intera assemblea è persa.


                        
                     "Vedere un fiore e diventare quel fiore" calligrafia di Shodo Harada Roshi

giovedì, agosto 30, 2012

"Le Quattro Verità" traduzione e commento di Daichi Zenni

LE QUATTRO VERITA' Prima Verità: Verità del Grande Specchio Perfetto. Questa è la nostra esperienza di come non ci sia separazione tra se stessi e gli altri. Conoscenza diretta oltre ogni ombra di dubbio che non siamo separati da niente. Il fiore è la mia stessa faccia. Seconda Verità: Verità della Natura Universale. Esperienza diretta che tutte le diecimila cose sono uguali ad un unica ed identica Natura di Buddha. Terza Verità: Verità dell'Osservare con Meraviglia. Vedere infallibilmente le precise qualità individuali di ogni persona o cosa che incontriamo. Vedere oltre ogni forma di giudizio, soggettività o attaccamento. Quarta Verità: Verità della Perfezione dell' Attività. Questa è una espressione della nostra innata abilità di sapere e agire simultaneamente. Nel momento in cui percepiamo direttamente, in ogni momento della mente, senza separazione o soggettività, agiamo prima delle formazioni mentali su quello che stiamo percependo. Distinguiamo direttamente qual' è l'azione più necessaria ed appropriata in ogni situazione per alleviare dolore e sofferenza e guidare al Risveglio. Con precisione altrimenti inconcepibile mentalmente, siamo in grado di parlare, agire e relazionarci in ogni momento. Dando vita a queste innate e brillanti Quattro Verità, possiamo essere un sincero e vivo strumento per la liberazione di tutti gli esseri.

mercoledì, marzo 21, 2012

Equinozio di Primavera di S.Harada Roshi

Il 20 Marzo è il giorno di Haru Higan, è la cerimonia dell' inizio della primavera e della commemorazione dei nostri avi.
Higan significa “l'altra sponda”, questa non può essere trovata in nessun luogo se non nella nostra mente. L'altra sponda è il Satori.
Il Satori è il posto dove abbiamo bisogno di andare, per questo pratichiamo Zazen. Quando non abbiamo un corpo come i nostri avi morti, siamo liberi dall'ego, siamo nel Satori.
L'ego si manifesta quando abbiamo un corpo. Attraverso la pratica possiamo dimenticare il corpo e in quell'istante entrare nella mente del Satori. Quando siamo seduti in Zazen, quando spolveriamo, quando puliamo, quando -per un momento- dimentichiamo noi stessi, proprio in quel momento siamo tutt'uno con i nostri avi, con il Buddha.
Possiamo usare il Sussokan, un Mantra per entrare in questo stato mentale. La mente si scioglie unendosi con tutto.

E dopo questa esperienza, dopo essere stati seduti in Zazen, siamo profondamente colmi di gratitudine e cantiamo il Sutra del Cuore per ringraziare i nostri avi. Non c'è bisogno di nominarli tutti. È sufficiente tenerli a mente.
In questo giorno dell'Equinozio di Primavera, facciamo esperienza della via di mezzo, metà nella luce e metà nell'oscurità.
Siccome ne vediamo solo metà, vediamo solo la vita e non vediamo la morte, vediamo solo la luce e non la notte, questo è il motivo per il quale diventiamo confusi.

Ritorniamo a quella mente del Satori in questo giorno, sentendo i nostri avi profondamente nella nostra mente.

giovedì, febbraio 23, 2012

Questa è la vita! di Charlie Chaplin

Quando ho iniziato ad amarmi ho capito che sono sempre, in ogni occasione, nel posto giusto al momento giusto.
E ho capito che tutto quello che succede è giusto e da quel momento in poi sono potuto essere calmo.
Oggi lo so: si chiama FIDUCIA.

Quando ho iniziato ad amarmi ho capito quanto si può offendere qualcuno quando cerco di forzare i miei desideri su questa persona, anche se sapevo che non era il momento giusto e che la persona non era pronta, anche se questa persona ero io.
Oggi lo so: si chiama RISPETTO.

Quando ho iniziato ad amarmi ho potuto riconoscere che le pene emotive e l'avidità sono solo avvertimenti per me di non vivere contro il Vero Sé.
Oggi lo so: si chiama ESSERE AUTENTICAMENTE.

Quando ho iniziato ad amarmi ho smesso di desiderare una vita diversa ed ho potuto vedere che tutto intorno a me era una richiesta di crescita.
Oggi lo so: si chiama MATURITA'.

Quando ho iniziato ad amarmi ho smesso di privarmi del mio tempo libero e ho smesso di fare schizzi per magnifici progetti futuri. Oggi faccio solo ciò che mi diverte e mi dà gioia, ciò che amo e fa ridere il mio cuore, a modo mio e con il mio tempo.
Oggi lo so: si chiama ONESTA'.

Quando ho cominciato ad amarmi sono fuggito da tutto quello che non era sano per me, da cibi, gente, cose, situazioni e da tutto quello che mi buttava giù e mi allontanava da me stesso.
All' inizio lo chiamavo “sano egoismo”, ma oggi lo so: si chiama AMORE DI SE'.

Quando ho iniziato ad amarmi ho smesso di volere avere sempre ragione, anche se non avevo torto.
Oggi lo riconosco: si chiama UMILTA'.

Quando ho iniziato ad amarmi ho smesso di vivere nel passato e di preoccuparmi per il mio futuro. Ora vivo soltanto in questo momento dove TUTTO succede, vivo così ogni giorno e la chiamo CONSAPEVOLEZZA.

Quando ho iniziato ad amarmi ho riconosciuto che i miei pensieri possono rendermi miserabile e malato. Quando invece chiedo forza al mio cuore, la mia mente ottiene un compagno importante.
Oggi chiamo questa connessione SAGGEZZA DEL CUORE.

Non abbiamo bisogno di avere paura delle discussioni, dei conflitti e dei problemi con noi stessi e con gli altri dal momento che persino le stelle qualche volta si scontrano una con l' altra e creano nuovi mondi.
Oggi lo so: QUESTA E' LA VITA!.

domenica, gennaio 01, 2012

Poesia per il nuovo anno di Shodo Harada Roshi

Ryujin Nami wo maki, kenkon wo nomu
Akumu masa ni sameru, shoji no kon
Isshi asshi kisshi ni kakatte, hana sakashima ni kassu
Konshin saiken su, taihei no moto

Il Drago genera grandi onde e inghiotte il cielo e la terra
Le difficoltà ci hanno aperto gli occhi, tranciando le radici della vita e della morte
Schiacciato da una roccia, appeso a una scogliera, il fiore cresce a testa sotto
Il desiderio per una nuova vita nutre la sorgente della Grande Pace


Shodo Harada Roshi-1 gennaio 2012-Sogenji-Japan

martedì, agosto 23, 2011

Un po' di storia...


Lo Zendo "One Drop" di Palermo è stato inaugurato da Shodo Harada Roshi nel 2007 in occasione della sua prima visita nella città siciliana. Il Roshi è venuto dal Giappone accompagnato da Daichi Zenni, Sozui Zenni e Yasuko, anche praticanti di lunga data ci hanno raggiunto da tutta Europa. Tutti insieme con i praticanti di Palermo abbiamo dato vita ad un workshop di un giorno. Per la Cerimonia d'apertura dello Zendo il Roshi ha composto una poesia:

Joraku Sanchu
Shin Dojo

Ekin Hannya
Shojo No Kyo
Zen Kaze Subekaraku
Tessu besshi

Seyo No Nohara
Jozui Hacho
Jin Jippo

Un nuovo dojo si apre
Tra le montagne colme di eterna gioia

Questa è la dimora della misteriosa e piena di gioia
Profonda saggezza
Il vento dello zen si realizzerà qui
Sempre

I semi dei campi della saggezza pacificano le onde turbolente
Con chiara visione interiore

Da questa mente serena
Si realizza la pace in ogni direzione

Shodo Harada Roshi 20 giugno 2007





sabato, luglio 16, 2011

Osesshin estiva con Shodo Harada Roshi


Lo scorso giugno si è svolta ad Asendorf, vicino Bremen in Germania, l'Osesshin (Grande Sesshin di una settimana) con Shodo Harada Roshi. Erano presenti 70 rappresentanti dei 7 gruppi europei facenti parte del Sangha One Drop Zendo.
Quest' anno ha partecipato anche Enen del One Drop Zendo Una Gota, Merida-Messico.
L'Osesshin si è svolta nelle nuova sede del monastero europeo Hokuozan Sogenji.
Per ora il monastero ospita soltanto Sesshin di Zen e workshop Cerimonia del Tè, ci vorranno un paio di anni perchè diventi un vero monastero!
Per maggiori informazioni consultate il sito di Hokuozan Sogenji:
www.onedropzen.org

martedì, settembre 07, 2010

Giugno 2010: Shodo Harada Roshi a Palermo.





Dal 16 al 20 di Giugno scorso Shodo Harada Roshi ha diretto un minisesshin organizzato dal Gruppo "One Drop Zendo Palermo".
Al ritiro sono intervenuti partecipanti da tutta europa, o
ltre che al gruppo di palermo che ha organizzato l'evento.
Grazie alla partecipazione collettiva il ritiro si è svolto in maniera ottimale nella
bella cornice dell'Azienda Simeti-taylor.

Tutti i partecipanti:



e il Sangha di Palermo con Shodo Harada Roshi:
Domenica 20 Giugno all'Accademia Siciliana Shiatsu
si è svolto un' incontro dove il Roshi ha tenuto una conferenza sullo "Yasenkanna" di Hakuin e ha eseguito per noi alcune calligrafie nello stile dello "Hitsuzendo", la calligrafia zen.


lunedì, agosto 13, 2007

Una Goccia d'acqua di Sogen

di Shodo Harada Roshi



Quando il monaco che sarebbe diventato il Maestro nazionale Fukusho, entrò nel monastero della discendenza Hogen, Hogen Buneki Zenji (885-958), era già stato con il Maestro Sozan per molti anni. Siccome pensava di avere già realizzato l’illuminazione, Fukusho si limitava a vivere nel monastero senza andare al sanzen (“incontro con il maestro” n.d.t.).
Un giorno un monaco chiese al maestro Hogen: “Che cos’è una goccia d’acqua di Sogen ?“ Il monaco stava in realtà chiedendo del grande Dharma, della verità, dello zen trasmesso dal Sesto patriarca, che cos’è in realtà tutto ciò? Stava chiedendo dell’essenza dell’insegnamento del Dharma che proveniva dal tempio Sogen del Sesto Patriarca. “ La goccia d’acqua di Sogen “ era così il modo per lui di riferirsi a questa Grande Verità.
Quando domandò: “che cos’è la goccia d’acqua di Sogen“, Hogen rispose immediatamente: “ QUESTO è la goccia d’acqua di Sogen”. Così rispose,
dicendo: “Proprio chi chiede è quella goccia d’acqua di Sogen!“. Ma il monaco che aveva iniziato questo scambio di koan non capì il significato della risposta che aveva ricevuto e, dopo essersi inchinato, si allontanò.
Quando Fukusho, che si trovava in piedi dietro il monaco, sentì questo scambio di parole fu di colpo illuminato profondamente. E sebbene pensasse di avere già conseguito l’illuminazione durante il soggiorno al monastero di Sosan Roshi, ora sapeva che c’era ancora di più da realizzare e che non aveva ancora compreso pienamente, ma dal momento che ora il suo stato mentale era molto più maturo, a quell’unica frase di Hogen fu pienamente e totalmente realizzato.
L’espressione “ una goccia d’acqua di Sogen “ si riflerisce al fluire di una goccia - dell’essenza del dharma- dalla montagna di Saokeisan dove viveva il Sesto Patriarca.Questo è il punto finale dello Zen dove nè parole nè frasi possono arrivare. E’ il luogo più vero dello Zen, il polso della verità del sesto patriarca.
Ad Okayama c’era un maestro chiamato Gisan Zenrai Zenji che fece un uso eccellente di queste parole e tramite esse un monaco che studiava con lui fu profondamente illuminato tanto che in seguito prese il nome di Tekisui Zenji, ovvero “ una goccia d’acqua “ zenji (prete zen, n.d.t.). L’episodio seguente è successo a Sogenji, nell’anno 1837.
Quando il suo maestro Taigen Shigen Zenji morì, Gisan Zenrai Zenji diventò l’abate di Sogenji e lì cominciò ad insegnare. A quei tempi si riunivano anche più di cento monaci per fare zazen e tra essi un certo Giboku Zenji. Un giorno Giboku venne incaricato di preparare il bagno per il maestro Gisan, aveva diciannove anni ed era abbastanza grande per credere di avere capito come fare bene le cose.Giboku si era formato inizialmente in un monastero di Kyoto dove non era riuscito a trovare un buon maestro ed era venuto ad Okayama dopo aver sentito che lì , a Sogenji , si trovava un eccellente maestro. A quei tempi un povero monaco non aveva soldi da spendere, ma Giboku, avendo fatto un grande voto arrivò ad Okayama camminando con sandali rotti e sempre più povero. Così fece il sanzen con Gisan Roshi ma non essendo in condizioni di offrirgli incenso in dono, ne fece uno col manico di una spazzola che qualcuno gli aveva regalato.
Giboku quindi si trovava a Sogenji solo da poco tempo quando arrivò il suo turno per preparare il bagno. L’acqua del bagno era troppo calda così prese dei secchi d’acqua dal pozzo per rinfrescarla. Appena la temperatura devenne giusta posò l’ultimo secchio nel quale erano rimaste poche goccie d’acqua inutilizzate e prima di andare a prendere altra acqua le buttò per terra pensando che non servissero più. Allora Gisan lo vide e gli disse: “Che cosa fai ? “, “ Ho buttato via l’acqua rimasta “ disse candidamente Giboku. “ Se tu pratichi con una mente così fatta, non importa quanto pratichi non ti risveglierai. Se butti via l’acqua rimasta, come potrà essere utilizzata? Se invece la portassi fuori e la dessi alle piante allora daresti vita e l’acqua stessa riceverà vita. Se la dai ai cetrioli nell’orto essi riceveranno aiuto ed anche l’acqua sarà soddisfatta. “
Il compito di chi ha ricevuto l’ordinazione monastica è infatti quello di dare vita ad ogni cosa ma non può esser fatto con una così grande manacanza di attenzione. In questo modo Giboku fu rimproverato. Avendo diciannove anni pensava di avere già capito ma dopo il rimprovero realizzò quanto poco aveva effettivamente capito e che una cosa così semplice come una goccia d’acqua, un’unica goccia gli aveva fatto capire che doveva ricominciare ad impegnarsi nella pratica e così facendo divenne un grande maestro Zen.
Naturalmente oggi l’acqua è, generalmente,disponibile anche se vi sono tempi e luoghi dove scarseggia. Spesso, per mancanza di cura o di attenzione, usiamo l’acqua anche quando non ve ne è necessità. Le goccie di pioggia cadono, una dopo l’altra dal cielo, arrivano sulle foglie degli alberi, sui tronchi, sui muri di pietra e solo quando si raccolgono assieme nasce un piccolo ruscello. Questi ruscelletti possono incontrarsi con altri e formare un fiume. Quando le acque di molti fiumi si riuniscono anche un mare diventa possibile. L’origine del mare è la goccia di pioggia che cade dal cielo. Una goccia d’acqua. Ogni goccia ha dunque la sua funzione, una piccola quantità d’acqua ha la sua funzione così come una grande quantità. essere capaci di utilizzare il potenziale di ogni quantità, sia essa grande o piccola, questa è la nostra profonda saggezza. Essere capaci di fare il miglior uso possibile della quantità d’acqua che abbiamo è la saggezza umana.
Lo Zen è coltivare quella visione chiara e profonda che permette di conoscere ed agire in modo appropriato in ogni situazione che accade.
Non si tratta qui di una saggezza che ha a che fare con insignificanti e piccoli pezzi di informazioni quanto piuttosto di una saggezza che permette di vedere tutto il percorso fino all’essenza delle cose. Ci permette di fare uso di ogni cosa qualunque essa sia e dargli vita. La profondità stessa della mente è Zen. In questo modo Gisan Zenrai Zenji illuminava costantemente i suoi discepoli. Tekisui Giboku Zenji usò quella saggezza, gli diede ulteriore vita e prima della sua morte disse:

“La goccia d’acqua di Sogen,
per settantaquattro anni fu usata,
mai esaurita, attraverso Cielo e Terra“

Così dicendo morì. Per settantaquattro anni utilizzo’ lo splendido insegnamento che aveva ricevuto a Sogenji sull’importanza dell’acqua. Lo utilizzo’ a fondo e gli diede vita ma era impossibile esaurire questo insegnamento. Quando utilizziamo i soldi, si consumano. Se utilizziamo le cose per lungo tempo, si sciupano, ma quando un insegnamento viene utilizzato diventa sempre più brillante. Per tutta la sua vita Tekisui diede a questo insegnamento la possibilità di estendersi attraverso la terra ed il cielo. Utillizzando l’acqua come una metafora insegnava cosa è la Natura di Budda. Questa verità, questo risveglio del vero occhio era ciò che si stava insegnando.
Dalla discendenza di Gisan Zenrai Zenji venne anche l’abbate capo di Engakuji a Kamakura: Imakita Kosen. La discendenza dell’insegnamento venne continuata da Shaku Soen che, al Congresso Mondiale delle religioni
circa cento anni fa, diede il primo insegnamento buddista in America.
Uno dei discepoli di Shaku Soen fu Daisetzu Teitaro Suzuki considerato oggi uno dei massimi traduttori del buddismo in inglese.
Quella goccia, una goccia dell’insegnamento, quel dharma oggi riceve vita in tutto il mondo. Myoshinji (il monastero principale della tradizione Rinzai, n.d.t.)è stato fondato a Tokyo da Ekkei Shuken, allievo di Gisan Zenrai, il monastero di Tenryuji venne invece fondato da Tekisui Zenji e ad Osaka, a Sakae venne fondato Nanshuji. Tra gli altri allievi di Gisan Zenrai Zenji vi erano anche Daisetsu Joen e Ogino Dokuen del monastero di Shokokuji.
Quando osserviamo attentamente questo ci accorgiamo che questa corrente, che è una delle principali dello Zen, proviene in gran parte dal traboccante flusso di saggezza che proviene dalla goccia di Sogenji e che dal Giappone ha raggiunto tutto il mondo.
L’insegnamento del Sesto Patriarca, con l’acqua come metafora della Natura di Buddha, ricevette grande rispetto da Gisan Zenji che lo attualizzò insegnando. Da allora ad oggi quell’insegnamento ha ricevuto Grande Vita.

che cos'è "one drop zendo"?


L’Ass.One Drop ospita un gruppo di meditazione diretto da Ilaria Ekin Casarubea e Gianni Joraku Gebbia legato al monastero di Sogen-ji in Giappone, il cui abbate è il maestro zen Shodo Harada Roshi, facente parte della tradizione rinzai zen branca di Myoshin-ji che ne è il tempio principale e comprende circa tremila templi in tutto il giappone. Shodo Harada Roshi fin dal 1975 circa (data in cui è diventato Abbate di Sogenji ) ha creato un sangha (comunità buddhista) internazionale che ha diverse sedi in varie parti del mondo (india-nepal-stati uniti-messico-danimarca-polonia-germania-svizzera-ungheria-italia) dirette da suoi allievi per diffondere la saggezza di Buddha secondo cui attraverso la pratica della meditazione tutti gli esseri indistintamente possono essere liberati dalla sofferenza e fare esperienza diretta della profonda verità che tutti gli esseri sono uguali e permeati della stessa natura che anima tutte le cose del mondo e dell’universo e che questa conoscenza può essere vissuta come esperienza reale e non solo come conoscenza intellettuale.
Il nome “one drop” (una goccia) che Shodo Harada Roshi ha scelto per il Sangha si riferisce alla storia dell’illuminazione del Maestro zen Tekisui Giboku avvenuta a Sogen-ji nell’800 circa e di cui riportiamo il racconto di Shodo Harada Roshi: Una goccia d'acqua di Sogen.
La parola “zendo” invece fa riferimento al luogo dove si pratica la meditazione zen che nella tradizione zen rinzai è considerato della massima importanza perchè la sua buona struttura permette di raggiungere la giusta concentrazione mentale.

venerdì, febbraio 16, 2007



" Il pino sulla vetta del monte è in sintonia con il mio cuore "

Ryokan





Il giardino all'ingresso di Sogenji 2006

domenica, aprile 23, 2006

Spigolature Zen



Sanremo Zen...
Il cantante dei Nomadi, che ha trionfato nell'ultima edizione del festival di Sanremo con la testa rasata,indossando un samugi nero e facendo gassho è, in realtà un bodhisattva della scuola zen soto. Gassho !

Non molti sanno che nel creare la figura di Yoda nella serie di Star Wars, George Lucas si è ispirato al suo maestro zen Taizan Maezumi Roshi..!

Un'iniziazione filmica al concetto chiave del buddismo di karma : il film che ha vinto l'Oscar dal titolo Crash......nessun uomo è un'isola.

Il famoso mitologo americano Joseph Campbell affermò prima di morire che il buddismo era l'unica mitologia possibile ed applicabile per l'uomo contemporaneo.

Pensiero di Aprile














Libreria dei Sutra a Sogenji - Okayama

In questo stabile vengono conservate innumerevoli scritture buddiste da secoli, la maggior parte in cinese, lingua che i monaci del passato padroneggiavano.


Lo Zen risiede al di là delle parole e delle lettere, al di fuori delle condizioni mentali, nell'inconcepibile, in quello che alla fine non può essere afferrato

Eisai

Sedere tutti assieme. Diventare pacifici, calmi e quieti, senza movimento, senza immobilità, senza nascita, senza distruzione, senza andare e venire, senza giudizi sul bene e il male, senza risiedere o scappare. Questa è la Grande Via.

Hui Neng (38-713) Parole finali del sesto patriarca dello Zen

venerdì, marzo 03, 2006

Solo questo istante ...

" Non aggiungere pensieri al primo nen, non creare pensieri sul futuro "

Queste parole tratte dai discorsi di Rinzai Zenji sono molto importanti.
Non associate altri pensieri a quelli che sorgono naturalmente. Non continuate ad indagare in ogni pensiero. Non riflettete ed elaborate su ogni pensiero che arriva aggiungendo altre idee. Questo non significa " non guardare, non ascoltare, non parlare " guarda con i tuoi occhi usali pienamente ma taglia i pensieri sul posto appena essi appaiono. Persino se è una buona idea non aggiungere altro. Non importa quanto sia brutto non continuare ad indugiarsi sopra. Taglialo sul momento.
Per fare questo usa il tuo potere di inventività- non essere preoccupato o ansioso a proposito di ciò che non è ancora successo. La nostra vita non sta accadendo nel passato che è già trascorso o nel futuro che deve ancora accadere. solo il momento presente è la nostra vita che sta accadendo solo in questo momento. Usando tutto ciò che noi siamo in questo preciso momento: questa è la funzione vivente dello zazen.
Le persone che si trovano alla fine della loro vita non hanno provato necessariamente l'esperienza delo zazen ma essi entrano nello stesso stato di coloro che praticano lo zazen. Questo significa il più importante stato mentale di questa vita. Quando gli esseri umani si spogliano di tutte le decorazioni e scavano per trovare ciò che è veramente necessario ed essenziale ciò che rimane è il luogo della nostra natura originale. ed infatti esiste solo questo istante.

tratto da " Morning dewdrops of the mind " di Shodo Harada Roshi
traduzione italiana: Joraku
nota
Nen: mente del qui ed ora- un singolo istante senza associazioni aggiunte.(n.d.t.)

Pensiero di Marzo

Nella pratica di zazen fermiamo l'attività di pensiero e siamo liberi dall'attività emozionale. Non diciamo che non ci sia più attività emozionale ma che ne siamo liberi. Non diciamo che non ci sia più attività di pensiero ma ciò che facciamo nella vita non è limitato dalla mente pensante. In poche parole si può dire che ci fidiamo totalmente di noi stessi senza discriminare fra buono e cattivo, giusto e sbagliato.
Sediamo in meditazione perchè rispettiamo noi stessi e portiamo fiducia nella nostra vita. Ecco la nostra pratica.

Shunryu Suzuki Roshi

da: Not always So - lettere dalla vacuità